La Discarica del Cassero > Impianto di Depurazione


L’impianto di trattamento Percolato

UTILITÁ
È al servizio della discarica per il trattamento del percolato prodotto nella stessa sia durante la fase di esercizio sia durante la post-gestione.

SCOPO
Trattare il percolato in modo da ottenere un fluido, che possa essere immesso in acque superficiali senza arrecare danno all’ambiente rispettando i limiti previsti dalle vigenti norme.

CAPACITÁ
Può trattare 96 ton/giorno di percolato o fluidi provenienti dall’industrie agro-alimentari; di quest’ultimi solo se non è disponibile a sufficienza il percolato della discarica.


Reattore chimico-fisico

SEZIONI DI CUI È COMPOSTO L’IMPIANTO

  • Stoccaggi dei fluidi da trattare - delle materie prime - degli intermedi di lavorazione - dell’acqua.
  • Pretrattamento con regolazione del PH.
  • Evaporazione sotto vuoto.
  • Strippaggio ed assorbimento dell’ammoniaca.
  • Trattamento biologico in due stadi.
  • Trattamento ossidativo dell’acqua.
  • Filtrazione a due stadi.
  • Trattamento chimico-fisico.
  • Caldaia di produzione del vapore.
  • Produzione di acqua demineralizzata.
  • Torre di raffreddamento.
  • Cabina di trasformazione dell’E.E. da 15.000 V a 380 V.


Apparecchiature per l’evaporazione
e concentrazione sottovuoto


Locali comandi e servizi

DESCRIZIONE DELLE VARIE FASI

L’impianto installato raggiunge gli scopi di trattamento sottoponendo il percolato ad una evaporazione sotto vuoto nella quale si allontanano dal liquido tutti i sali ed i relativi metalli pesanti ed i componenti organici non biodegradabili, che vengono riciclati in discarica per subire ancora la fermentazione anaerobica in atto nella stessa.

Successivamente si ha un trattamento di strippaggio ed assorbimento per eliminare tutta l’ammoniaca; come sottoprodotto si ottiene del solfato di ammonio, che una volta neutralizzato, è un ammendante in agricoltura.
Il liquido, così trattato, viene inviato all’impianto biologico a due stadi, per eliminare il residuo di carico organico.

Successivamente il liquido passa dalla filtrazione in due stadi, uno a sabbia ed uno a carboni attivi per prevenire ed eventualmente eliminare i rischi di scaricare del liquido con la presenza di tracce di solidi sospesi.
Collegate all’impianto ci sono le sezioni dei servizi, nelle quali tra l’altro si effettua un recupero energetico perché il biogas prodotto in discarica viene utilizzato come combustibile in caldaia per produrre vapore.
Tutto il ciclo, sopra descritto, è gestito in automatico da un computer, sul quale vengono fissati i valori operativi delle variabili di controllo ed i livelli di allarme delle stesse.

In funzione dei valori critici di alcuni parametri, si attivano dei comandi o di allarme (acustico e visivo) o di fermata parziale o totale dell’impianto stesso, onde evitare di produrre un effluente fuori specifica. Dopo tali interventi la rimessa in marcia dell’impianto è solo possibile manualmente con l’intervento dell’operatore, che deve aver prima eliminato il motivo dell’allarme o del blocco dell’impianto.

Le vigenti norme stabiliscono le modalità e la frequenza delle analisi. Oltre a quelle previste, giornalmente l’operatore, sotto il controllo di un tecnico, provvede ad effettuare una serie di controlli analitici per verificare la corretta gestione dell’impianto. L’impianto è controllato anche a distanza tramite il rinvio dei dati computerizzati in un terminale, posto nell’ufficio di un tecnico.




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